tiny

little world

il mio piccolo mondo

bastante a sé stesso

ricevo nel dare

e non mi sperpero

non più

le mie debolezze

sono coscienza e forza

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ho perso la chiave

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Me ne sto qui accoccolata sul balcone dell’esistenza,

captando le grida dei bambini che giocano spensierati.

Dolce melodia e aria gelida,

eppure è primavera ormai.

Me ne sto compressa in me stessa da troppo tempo,

ma non trovo la chiave per uscire.

sortilegio

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Ogni tanto passo per di qui tornando a casa. Di solito non ha niente di particolarmente attraente, una stradina scalcagnata e un vecchio rudere cadente, invaso dall’edera, poco prima della curva. Stasera però la nebbia e il sole prossimo al tramonto hanno sublimato tutto in qualcosa di incantevole. Un sortilegio di luce. Quanto di quello che ignoriamo, di quello di cui non ci accorgiamo, è realmente magnifico se illuminato e rivelato? Forse la magia è solo nel nostro sguardo, quando la smettiamo di guardare il mondo ad occhi chiusi.

essere amati

 

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Cara nonna,

oggi è il tuo compleanno. Vorrei regalarti un mazzo azzurro di non ti scordar di me, i fiori che ti piacciono tanto. Vorrei regalarti la voce per raccontare tutto quello che non hai mai saputo dire. Vorrei chiederti scusa anche se so che tu certi discorsi nemmeno li prenderesti in considerazione. Metteresti su il caffè ecco, e ricominceresti a sferruzzare imperterrita. Quel maglione lo devi finire assolutamente per domani, consegnarlo alla signora della fioreria per 60.000 lire e andarci a fare la spesa al mercato. Il frigo è vuoto, non hai più niente da mettere in tavola e quei soldi ti servono. Stai sveglia la notte a lavorare anche se ti fanno male le ossa e non lo dici a nessuno. Tu metti su il caffè e basta. Ma io vorrei chiederti scusa, avrei dovuto capire. Capire prima che non si poteva cadere dalle scale una volta al mese e aver male sempre alla stessa spalla, ma tu dicevi così ridendoci sopra che sì, eri scivolata ancora una volta. In fondo bastava fare uno più uno. Il frigo vuoto, i lividi alla spalla, l’agitazione che ti prendeva quando tuo figlio, quello più disgraziato, stava per tornare a casa. Ero così giovane, così incasinata, non sono riuscita a fare i conti in tempo. Nonna tu sei la mia famiglia, tu sei l’amore, tu sei il mio rifugio. Sei una porta sempre aperta, le passeggiate, il film dell’orrore guardati insieme. Con te sono al sicuro. Non so se mi ricordo ancora come si lavora a maglia, mi hai insegnato bene, dovrei provare. E mi manca il tuo caffè, è tutta la vita che cerco quel sapore, ma niente, nessuno è come il tuo, pieno di amore. Con tre cucchiaini di zucchero, che mescolo piano nella tazzina, quella mia, e tu che sferruzzi qui accanto. La pace. Casa. Ti regalerei una vita nuova di zecca, una vita in cui ridi di più e non hai paura. Una vita in cui il nonno non se lo porta via il cancro e ti lascia sola con tre figli da crescere, nessun aiuto e un segreto indicibile. Adesso sarebbe diverso, adesso ti difenderei io, nessuno oserebbe toccarti. Sono diventata forte sai? Vorrei raccontarti tante cose, vorrei che tu fossi fiera di me, che mi vedessi ora. Mi prenderei cura io di te e la malattia non ti consumerebbe. Vorrei regalarti una vita nuova nuova e un mazzo di fiori blu, e sentire ancora la tua voce. Ho scordato la tua risata, nonna. Ma ho nel cuore un abbraccio in particolare, un giorno sulla porta di casa mentre stavo andando via e tu avevi gli occhi lucidi, ci penso sempre quando ho bisogno di credere che c’è del buono al mondo. Nonostante tutto. Tu mi hai insegnato cosa vuol dire essere amati. Vorrei regalarti la stessa cosa, con un mazzo di fiori blu e una vita di sorrisi. Sei sempre con me.

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evoluzione

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Parole, tante troppe parole impigliate qui in una rete di riflessioni procrastinate.

Capitano queste salite interminabili, precipizi rovesciati di cui non vedi la fine. Mi tocca risparmiare il fiato mentre arranco e le parole non si formulano, si arrovellano. Riesco a sputar fuori solo un punto ogni tanto e andare a capo con rabbia. Così come arriverò al culmine della salita, so che anche i significati arriveranno, ci sarà il tempo per sbrogliarli uno per uno quando ci sarà lo spazio tra un respiro e l’altro, senza l’affanno.

Di tanto in tanto però riesco a buttare lo sguardo indietro, allora mi accorgo di quanta strada ho fatto anche se in tutto questo tempo ho pensato di essere rimasta bloccata nello stesso punto. Ogni via interminabile è fatta di piccoli passi apparentemente senza valore. Sembra un progredire inutile, ma non è così. Siamo schiavi delle aspettative e della nostra prospettiva troppo ridotta. Dovrebbe essere un’esercizio quotidiano il ribaltare sistematicamente la percezione, cambiare punto di vista, guardare il mondo con gli occhi di qualcun’altro. In tutto questo tempo altrove ho avuto il privilegio di conoscere occhi nuovi, anime belle, anime profonde, menti brillanti che mi hanno fatto crescere. Ho visto anche tanto di così cattivo e meschino che mai avrei voluto. Mi resta addosso come una vergogna, ma non mia, vergogna per coloro che non hanno scrupoli. Forse per consolarmi cerco di credere che ci sia una giustizia superiore che rimette in equilibrio la sorte e punisce i torti, ma in fondo so che non è così, è solo comodo sperarlo, è diverso. Quello che posso fare è non arrendermi e perseguire le mie scelte. “Diventa ciò che sei.” è stato il mio mantra per molto tempo fino a quando in qualche modo mi sono trovata, ho imparato me stessa, mi sono vista e scoperta per quello che ero, nel bene e nel male, senza filtri, senza scuse, senza pietà. In quel momento ho anche capito quanto fosse incompleto, quanto fosse solo il primo passo da fare, quello della consapevolezza. Il secondo è quello della scelta. So chi sono, in parte buona e in parte cattiva anch’io, conosco i miei limiti, le paure, le debolezze. In base a questo posso scegliere con cognizione come migliorare. Tutta la vita ho affrontato le mie paure, istintivamente sapendo che quella era la strada giusta per crescere, anche se faceva male, anche se spesso sentivo di non averne la forza. Avevo già deciso chi volevo essere prima ancora di conoscermi veramente. Bisognerebbe ascoltarlo molto di più l’istinto, quello vero. Non il cuore, non la testa, ma l’istinto puro e semplice, imparare a riconoscerlo. Non che ora sia padrona di chissà quale verità, quello che va bene per me può essere una sciocchezza per qualcun’altro. Il punto è che ci si deve arrivare da soli, sbattendoci la testa mille volte e accettando che ogni punto di arrivo altro non è che un punto di partenza.

Ecco vedi? Proprio mentre scrivo mi rendo conto che non serve piantar tutti questi punti e andare a capo, strappar fuori i pensieri a tutti i costi come se riuscire a formulari fosse una questione fondamentale. In tutti questi mesi mi è mancato molto scrivere e pensare come se scrivessi. Sono sempre stata troppo brusca e repentina, a volte rabbiosa, mai rassegnata. Ho sempre saputo che tutto sarebbe arrivato a suo tempo e ancora arriverà. Devo fare un respiro profondo, riempiendo bene i polmoni e lasciar scorrere, seguire il flusso delle mie scelte, aver fiducia in me e non smettere mai di percepire il bene e la luce in tutto e in tutti coloro che mi accompagnano in questo viaggio. Fluire io stessa aumentando la portata. Evolvere.

E’ proprio un viaggio, di quelli avventurosi però, pieno di imprevisti, con la sua parte di dramma e l’imprescindibile lato comico. Molto solitario anche, pochi compagni di viaggio assolutamente stupendi, hanno saputo leggermi nei miei silenzi. Ecco vorrei dirvi grazie, mi prendo il cuore con tutte e due le mani, lo accompagno fuori dal petto e facendo un piccolo inchino vi dico grazie. Col cuore sì. Siete stati sollievo, motivazione, ispirazione.

Ora e ancora, avanti.