parto e non torno più

Già sono con la testa altrove, sorrido pregustando il viaggio e l’abbraccio di cari amici.

Ho voglia di assaggiare aria nuova, riempirmi gli occhi di colori insoliti, sentire un accento diverso nelle voci amiche, imparare modi di dire che non conosco, immergermi in luoghi mai visti…

Continuo un percorso dentro e fuori me stessa, mi sazio di emozioni buone e lascio che il peggio scivoli via, alle mie spalle.

Parto e non torno più, perchè quando ripercorrerò il tragitto al contrario sarò già andata troppo avanti per ritornare nello stesso punto di prima.

E quello che mi allarga un sorriso sul viso è la consapevolezza che già sono in viaggio, mente e cuore vanno oltre.

Appena ci si mette in moto par di non progredire affatto, la strada sembra così lunga e faticosa focalizzando solo la meta.

Eppure un passo dopo l’altro l’orizzonte si allarga, si smette di prestar attenzione al dove si vuol arrivare per prender il giusto ritmo del cammino e assorbirne immagini e sensazioni.

Ecco cosa voglio fare, godermi il percorso un km alla volta e farne tesoro.

Parto e non torno più…

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11 thoughts on “parto e non torno più

  1. ps –
    ”…C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore.
    Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta.
    Così come non credo che si viaggi per tornare.
    L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato.
    Da se stessi non si può fuggire.
    Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio.
    Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza.
    In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico.
    Ovunque vada è la propria anima che sta cercando.
    Per questo l’uomo deve poter viaggiare…”
    (Andrei Tarkovsky)

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  2. Non sono abituato nè a citare nè a consigliare, vorrei lasciare qui la mia esperienza di chi è partito per non tornare, che ha viaggiato e viaggia tutt’ora, che viaggerà ancora e ancora, ho capito un giorno molto lontano da casa che una casa l’avevo, intesa come luogo di origine, che c’era un luogo dove sarei sempre potuto tornare e ritrovare me stesso, e rivedere quel ragazzo pieno di sogni e ragioni prima che intraprendesse un viaggio di sola andata; quel giorno ho capito che ogni viaggio cela dentro di se stesso il significato del ritorno, non c’è viaggio infinito, non c’è viaggio che sebbene crediamo di sola andata non ci riporti il desiderio o la consapevolezza che lo si è intrapreso per poter tornare e raccontarlo… per tornare ed essere migliore di quando si era partiti.

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      • io credo che sia il luogo dove ci sentiamo al sicuro, almeno per me è quel posto che racconta di tutto di me e me lo ricorda, il paese o la borgata nei quali sei cresciuta/o, il quartiere o il parco… un luogo insomma anche non necessariamente legato alla nostra infanzia ma dove troviamo in silenzio la nostra parte più vera e ci sentiamo al sicuro, il posto da dove non vogliamo scappare…

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  3. C’è un momento della vita in cui raggiungiamo un punto di non ritorno,la consapevolezza del cambiamento.Ed è un momento di assoluta libertà…buon viaggio…

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