natalina

natalina

Il giorno di Natale di un anno fa è capitata nella mia vita questa creatura persa e spaventata.
La sua storia è triste e allo stesso tempo piena di speranza.
Un’amica veterinaria mi mandò giusto la vigilia la foto di una micia tutta bianca e stropicciata, con grandi occhi completamente neri.
L’avevano trovata dei suoi clienti, soccorrendola mentre si aggirava stranita sui gradini della chiesa del paese, dopo aver assistito ad una scena orrenda.
Buttata come spazzatura fuori dal finestrino di una macchina che si è subito dileguata.
Quei suoi occhi immersi nell’oscurità mi hanno trafitto il cuore e il giorno di Natale sono andata a prenderla per portarla a casa con me.
Era del tutto cieca, vecchia, malandata e terrorizzata.
Le ho sistemato una cuccia morbida sotto il lavandino del bagno dove il pavimento è più caldo, la cassetta e le ciotole dell’acqua e del cibo lì vicino in modo che le trovasse subito.
Un mondo sconosciuto per lei, odori e suoni nuovi senza la capacità di dare una dimensione allo spazio che la circondava.
La sua reazione istintiva era quella di difendersi da quello che non poteva vedere facendosi piccola piccola, soffiando e fendendo l’aria a gran zampate non appena avvicinavo la mano per cercare di accarezzarla.
Quante artigliate mi son presa, vederla lì rannicchiata nella cuccia, il pelo bianco tutto sporco e rovinato e quei suoi occhi così grandi…mi mangiava il cuore e disperavo di riuscire a darle una vita quasi normale.
Col tempo e infinita pazienza parlandole piano perché incominciasse a conoscere la mia voce sono riuscita ad aprire una breccia, toccarle il muso senza che si irrigidisse.
Uscì dalla sua cuccia con passo incerto, gli occhi sbarrati e i baffi tutti protesi in avanti, trovò il cibo e la cassetta con la sabbia, era una micia ben educata.
Cominciò a leccarsi il pelo trascurato e il suo mantello ridiventò a poco a poco bianco.
Ogni giorno sorprendentemente faceva una scoperta in più, guidata dalla mia voce rassicurante e da quel sesto senso che solo i gatti posseggono. 
Si lasciava coccolare e rispondeva con un miagolio rauco fra le fusa sonore.
È stata una gioia grande per me accompagnare i suoi progressi.
La guardavo mentre cominciava ad esplorate la casa, si bloccava appena avvertiva un ostacolo coi baffi o con le zampe, ma poi ripartiva subito seguendone il contorno con grande determinazione.
Dopo qualche giorno aveva percorso il perimetro delle tre stanze del mio piccolo appartamento e quasi non credevo ai miei occhi che, pur miopi, a differenza dei suoi ormai condannati al vuoto, la vedeveno rinascere. 
Si muoveva con una sicurezza e un ritmo tutto suo, a non saperlo mai si sarebbe detto che fosse stata cieca.
Avevo l’accortezza di tenere sempre le sedie ben accostate al tavolo, di non lasciare scarpe in giro (sono patologicamente disordinata), di evitare rumori improvvisi.
La prima volta che ho fatto partire la lavatrice temevo di spaventarla, considerato che quel marchingegno in particolare si lancia in centrifuga come se fosse posseduto da uno spirito maligno e tende ancora oggi a ad andare in giro per il bagno nonostante tutti i miei inutili esorcismi per stabilizzarlo.
Invece, incredibilmente, non sì allarmò più di tanto e questo mi fece pensare che era una gatta di casa abituata ai rumori domestici.
Io non lo so come si possa prendere una creatura che ti sei tenuto in famiglia magari per anni e buttarla dal  finestrino dell’auto. Non conosco tutta la sua storia. Non so se il fatto che fosse diventata cieca, a detta della veterinaria per una forma di diabete, l’avesse declassata ad oggetto inutile e tanto inopportuno da doversene disfare in quel modo.
Io non so come un essere umano possa essere così disumano da gettar via una creatura vivente come una roba rotta.
Io l’avevo chiamata Natalina, ma chissà qual’era il suo vero nome…
Un giorno le aprii la porta che da sul balcone, lei uscì con la sua solita indescrivibile cocciutaggine per esplorare il fuori, nuovi odori e nuovi rumori, seguì il perimetro della ringhiera e poi ci si infilò!
L’afferrai al volo prima che si facesse beatamente tre piani in caduta libera!
La sera quando mi sentiva rincasare dal lavoro mi veniva incontro lentamente e si strusciava un po’ sulle mie gambe.
Non o parole per descrive quel piccolo miracolo, la voglia di vivere di questa creatura caparbia e il calore che mi ha regalato in un momento difficile della mia vita.
Natalina aveva la sua età a giudicare dalla dentatura e dalla piega delle zampe, una nonnetta insomma, ma col sul bel caratterino.
Guai ad accarezzarla sulla schiena, forse pativa qualche acciacco, non lo so, ma faceva valere le sue ragioni con unghiate ben assestate. Poi però tornava subito al suo dolce e confortante ronfare.
Purtroppo qualche settimana dopo cominciò a star male e non mangiare, i reni diceva la veterinaria, si sciupava sempre di più. Abbiamo provato a curarla, ma non c’era più molto da fare se non darle una fine dignitosa mettendola a dormire per sempre.
Abbiamo condiviso poco più di un mese di vita insieme.
Questa vecchia gatta coraggiosa dal buio totale della sua cecità e di un abbandono traumatico nel suo piccolo mi ha regalato una luce brillante di speranza e la riprova ancora una volta che amore e dedizione a volte danno i loro frutti.
Non si butta via niente di un’esistenza anche se non è perfetta e non funziona come si vorrebbe, si può imparare da qualunque situazione ad essere migliori e che la vita, ogni vita, è troppo preziosa per essere trascurata.
Questa è una storia che parla di voglia di vivere e di rispetto, di un’amicizia singolare, breve e intensa.
Oggi che è Natale ripenso con affetto a quel giorno di un anno fa quando l’ho portata qui con me e, per quanto triste, mi conforta il sapere di averle dato una fine migliore di quella che avrebbe potuto capitarle lanciata per strada cieca e dispersa.
Oggi ci sono altri due miciastri casinisti a farmi compagnia, in questo preciso momento stanno giocando con delle palline dell’albero di Natale e quando sono triste par che lo sentano e mi riservano una coccola in più del solito.
Ogni vita è indispensabile e unica, ogni vita merita rispetto e amore.

25 dicembre 2009

Dal mio blog che non c’è più, pubblico questo post che si riferisce al Natale del 2008.

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4 thoughts on “natalina

  1. Ho letto con grande commozione questo racconto, Natalina ha vissuto momenti brutti, ma fortunatamente ha trovato te e credo che non poteva chiedere di meglio.
    Certe persone veramente non hanno rispetto per la vita altrui, sia una persona o un animale :(

    Mi piace

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