dialogi immaginari (1)

adamo

…se tutto questo tuo cercare non portasse a nulla di più di quello che già non sai?

C’era del velluto nella sua voce, parlava lentamente quasi in un bisbiglio. Il suo sguardo di brace bucava i muri della stanza e spaziava oltre.

…sono uno sconosciuto è vero, ma cosa ti manca di me? hai bisogno di un nome, di un’etichetta per sentirti più sicura? Di controllare la data di scadenza?

Di profilo l’angolo della sua bocca severa accennava appena una piega ironica. La pelle bruna cotta dal sole emanava ancora il calore di remote isole tropicali.

…potrei andare e non tornare più e non cambierebbe nulla di questo minuscolo sempre, di questo adesso…

Sedeva rilassato come un Adamo appena generato, il braccio mollemente abbandonato sul ginocchio. Il respiro lento e profondo. Una sicurezza non ostentata, appena incrinata dall’abitudine al dubbio.

…e tu chi sei? sconosciuta quanto me… da dove vengono la tua inquietudine e il tuo essere così brutale, perché non menti come fanno tutti?

Percepivo in lui un’energia magmatica che ribolliva sotto le costole. Un’incoerenza intrinseca che mescolava domande troppo scomode a risposte troppo deboli. Intorbidiva le acque con perizia e maestria.

…e poi sono stanco di viaggiare, di questo lavoro senza tregua, di salire e scendere dagli aerei, voglio fermarmi in un posto almeno per sei mesi, qui non mi piace, troppo freddo, troppo inverno…

Lo osservavo avvolta nell’ombra e mi faceva tenerezza la rabbia che non riusciva a dominare, la sua malcelata frustrazione. Conoscevo bene entrambe. Avrei voluto allungare una mano e accarezzare i sui suoi demoni per placarli, ma se ne stava ovunque tranne che lì, accanto a me. O non c’era mai stato o se ne era già andato. Ramingo di se stesso mi riflettevo in lui tale e quale.

Eccoli pensai, due dispersi senza nome, con il cuore segnato dalle rotte più fatali, un anima maledetta dal fuoco e la vista troppo lunga per vedere appena oltre il proprio naso.

…amo il caldo…

Provai ad addolcire la sua amarezza che era la mia, pur sapendo che sarebbe stato inutile. Mi feci più vicina fino a sentire il profumo del mare. Scostai un ricciolo dalla sua fronte, posai un bacio sulla sua tempia e catturai i suoi occhi dentro i miei.

…conosco il tuo nome sconosciuto,

gli dissi

lo conosco meglio di tanti altri nomi e cognomi…tu…sei tu che tenti male di nasconderti, di non ritrovarti… non sono gli altri che ti annoiano, o il tuo lavoro, o il tuo viaggiare senza riposo, sei tu che ti sei stancato di te stesso, hai raggiunto così tanti altrove che hai dimenticato la strada di casa…

Quando se ne andò non udii nemmeno la porta chiudersi alle sue spalle, non era mai entrato.

Mi rimase di lui solo la seta che aveva usato per bendarmi, per non doversi riconoscere nello specchio impietoso dei miei occhi.

Da se stessi non si può fuggire, questo lo avevo capito, ma lui no, non ancora…

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13 thoughts on “dialogi immaginari (1)

  1. Letto il secondo, sono tornato a leggere il primo dialogo a cercare un nesso tra i due. Difficile, sembrano cosi’ distanti, ma forse la chive e’ l’immaginario, o meglio la sublimazione in immagini diafane di ricordi troppo intensi.
    In ogni caso piaaciuti entrambi
    ml

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    • Infatti il nesso non c’è caro Massimo, sono appunto di fantasia, un’estensione della realtà. Chiaro è, almeno per me, che non so scrivere ne immaginare troppo oltre quello che ho conosciuto già…Grazie e un sorriso luminoso a te…

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