elevati

in cima

Ieri notte non riuscivo a dormire in preda a mille pensieri circolari, sempre gli stessi, sempre senza soluzione. Alle cinque mi sono alzata stanca, inquieta e quasi di malavoglia ho preparato lo zaino e sono andata. Un ora più tardi cominciavo ad arrancare su per un sentiero ripido, il fiato corto e la gambe pesanti. Un ora più tardi nella fatica avevo trovato il ritmo, i passi col respiro, la mente che si svuotava man mano che salivo. Un ora più tardi non potevo salire più, solo guardarmi attorno, sopra di me solo il cielo e le nuvole. Come rimpiccioliscono le miserie di lassù, come si dimensionano e si collocano nel giusto posto del puzzle.

E ancora non sapevo di te amico mio…

Quanto bastarda è questa vita a toglierci quello che amiamo di più? a toglierci la libertà di essere noi stessi? Sei un montanaro come me, nelle tue vene scorrono il sacrificio, la determinazione e la passione per la vita. So che saprai dominare la paura e continuerai a faticare e stringere i denti. Accanto a te le persone che ti vogliono bene, pronte ad incoraggiarti e sostenerti nei momenti più duri. Ci vorrà il tempo che ci vorrà, la via massacrante, come su quei ghiaioni erti dove fai un passo avanti e ne scivoli due indietro, ma…Ma siamo troppo innamorati della vita per arrenderci.

Grazie amico mio di avermi riportato nella giusta prospettiva, ti starò vicino come lo hai fatto tu con me due anni fa. Rimandiamo la festa solo di un po’ ok?

schiara

p.s. grazie a Luporenna che ha colto nel segno…

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14 thoughts on “elevati

  1. Ti ringrazio anch’io per aver dato un senso così elevato (appunto!), ad un mia idea. Con me funziona sempre, da montanaro nell’anima e nei fatti.
    Elevarsi sempre … in ogni senso.
    Un abbraccio enorme.

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  2. La montagna è una febbre che ti prende da giovane e ti resta dentro, anche se il mondo va cambiando intorno a te, anche se i muscoli un giorno dicono basta e la famiglia reclama i tuoi spazi, e forse altre ragioni di vita meno egoistiche e più nobili vengono a sovrapporsi nel corso del tempo. Nonostante tutto alpinisti si resta, e da alpinisti, si continua ad osservare le montagne con sguardo obliquo, cercando vie di salita, vagliando i colori e la grana della roccia, soppesando le condizioni del ghiaccio nell’algida luce di un’alba o nel riverbero di un tramonto. Anche dopo una ragionevole scelta di abbandono dettata dal buon senso o dalla necessità, il cuore resta imprigionato nella passione originaria, esclusiva, come un amore dell’adolescenza mai del tutto consumato, un dolce rimpianto che fa male fino alla fine. L’attaccamento alle pareti non si misura con gli anni e forse nemmeno con l’azione. Si misura con la passione. Questo è il fantastico, enigmatico, umanamente folle e follemente umano fascino della montagna, dove non ha senso ciò che si vede, ma solo quello che non si vede.

    da “Quota 283” testi di Enrico Capanni e Giuseppe Caderna

    Grazie Amica mia.

    Peda

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  3. ho provato queste sensazioni andandoci in mountain bike. Partire la mattina quando tutti dormono e raggiungere la vetta dopo diverse ore e tanti pensieri e qualche barretta di cioccolato.
    Mi spiace per il tuo amico…spero si possa risolvere.

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    • Non esiste che non si risolva, non esiste…
      Bello che mi capisci, io non resisto a volte, devo proprio andare e quando son su mi si spiega tutto senza tante cerimonie. Magia della montagna. ^_____^

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