P. & L.

Il ricordo più bello che ho di noi da piccoli è quello di quando ci accompagnavamo a casa. Si giocava insieme dopo la scuola, dopo i compiti. In inverno quando era ora di separarci tu mi accompagnavi a casa con la pila perché il pomeriggio ormai era già notte e la strada non era illuminata. Quando arrivavamo a da me io ti riaccompagnavo da te…non si poteva proprio lasciarsi andar via, staccarsi. E avanti così a farci da scorta a vicenda finché uno dei nostri genitori non si scocciava e diceva basta. Così toccava di tornar da soli, sconsolati e infreddoliti. Eravamo inseparabili, uno cominciava un pensiero e l’altro lo finiva, uno inventava una marachella e l’altro la elaborava. Due canaglie, due calamità attaccate come due calamite. P. e L. Stesso cognome oltretutto, cugini alla lontanissima, fratelli di fatto, sopra ogni cosa Amici.

Un’infanzia troppo bella per essere vera. Così la vita ci ha spezzato. Senza tanti preamboli, in modi diversi e noi troppo piccoli. Un attimo eravamo ancora come cuccioli che muovevano i primi passi fuori dalla tana, l’attimo dopo la fiducia e il futuro erano bruciati. Per te è stato un incidente, per il quale ti sei sentito in colpa tutta la vita anche se non è mai stata colpa tua. Per me…troppo complicato da dire, troppo lancinante, forse un giorno saprò parlartene, non so. La vita ci ha estraniato, siamo stati trascinati per strade malvage e divergenti, schiacciati sotto pesi che a pochi è data la caparbietà di sostenere. Non potevamo starci vicini, distanti senza poterci aiutare, chiusi fuori da un’amicizia dalle disgrazie e dalla malattia. Da lontano ti vedevo morire ogni giorno di più e non potevo fare niente perché stavo morendo anch’io. Una delle poche volte che ci siamo incontrati da adolescenti, smarriti nei nostri personali inferni mi dicesti: “Scusa L. se non sono stato tuo amico…” e io avrei voluto solo risponderti “Scusami tu se non ho saputo essere tua amica…” ma non avevo più in filo voce. E ci siamo persi di nuovo. Tu studiavi medicina, io provavo a costruire quello che non avevo mai avuto, una famiglia. Tutti e due si cercava di dare un senso ai pezzi che si rimettevano insieme. Da tuo fratello seppi che te ne eri andato in Africa, quanto coraggio ho pensato, sono stata orgogliosa di te e mi sono sentita piccola piccola. In fondo quello più bravo e più intelligente sei sempre stato tu, io ero quella che i guai non ha mai smesso di combinarli. Eppure per percorsi così diversi alla fine siamo arrivati entrambi allo stesso punto di partenza. Il voler salvare qualcuno. Tu salvi vite, tutte quelle che puoi, che sia in Angola o al Pronto Soccorso. A modo mio io sto imparando a farlo, in montagna. Mi chiedo se sia per quell’unica vita che non siamo stati capaci di proteggere che abbiamo scelto questa strada. Io credo che sia così e una volta ancora ho la prova che un cuore capace di amare può trasformare una catastrofe in un miracolo, un demone in un angelo, un meno in un più.

Ci siamo trovati dopo tantissimo al funerale di M., ventidue anni in coma da quell’atroce incidente e poi ci ha lasciati senza lasciarci del tutto. Quel giorno ti ho abbracciato stringendoti forte e ti ho detto “Adesso non voglio più che ci perdiamo, ok?”  Con un sussurro mi hai risposto sì, negli occhi una tristezza insostenibile e uno sorriso sfinito di gratitudine.

Ecco…dieci giorni fa eravamo per monti insieme. Non sai quanto sia difficile per me scrivere ora, un po’ piango, un po’ rido. Mi si sta sciogliendo dentro un nodo così grande, così radicato nel profondo. E’ stato così strano, bello, doloroso e commovente fare qualcosa insieme di nuovo. Ti guardavo e ti ascoltavo mentre si sovrapponevano le immagini di noi da bambini con quelle di noi da adulti. Osservavo quanto siamo cambiati e quanto ancora siamo simili. Ho visto che non tutta la fanciullezza è stata spazzata via, è rimasta nella curiosità, nell’amore per la vita, nella voglia di imparare, nella meraviglia. Abbiamo camminato molto e parlato poco. Non c’era bisogno di dire niente di più, bastava stare insieme, riconoscersi e sorridersi. Che giornata indimenticabile. Piango di gioia, di dolore, di sollievo. Quello che non è stato abbastanza in tutti questi anni, il senso di colpa per non esserci stati vicini quando avevamo più bisogno, tutto questo peso non era niente. E’ sublimato nei nostri passi sulla neve, nella complicità ritrovata, nell’affetto che è più forte che mai. Non so se leggerai mai queste mie parole, penso di no. Penso che le dirò a voce la prossima volta.

P. & L.

“Abbiamo bisogno di cose belle per nutrire il nostro spirito… ma anche dei gesti e delle parole di buoni amici.” P.

Annunci

20 thoughts on “P. & L.

    • Sono convinta che ci siamo sempre “sentiti” anche se le circostanze ci hanno impedito di essere più presenti. Amicizie così non si possono rompere. Grazie delle tue parole, un sorriso grande a te…

      Mi piace

  1. Ho cominciato a girare per salutare gli amici che hanno avuto la bontà di leggere le mie prime cose da qualche parte. Ora che ho letto questo post, oltre a salutarti, non ti lascio più.
    Pablo

    Mi piace

    • Quanto è vero quello che dici…la montagna tira fuori la parte più vera di noi stessi, ci libera dal quotidiano, eleva lo spirito e come dici tu sono sentimenti comuni che avvicinano e non hanno bisogno di parole, basta leggere negli occhi dell’altro la gioia e la meraviglia. Un sorriso grande a te…

      Mi piace

  2. Che bello questo post. anch’io mi sono commossa nel leggerlo. Un po’ per la tua storia, un po’ perché tutti abbiamo avuto momenti simili, un po’ di gioia di come vi siete ritrovati. Grazie anche alla montagna. La vostra vicenda mi hai ricordato il bellissimo libro “la solitudine dei numeri primi”. un abbraccio grande (scusa se non ti ho ancora risposto ma sto poco davanti al pc di questi tempi)

    Mi piace

  3. Ti giuro, sono arrivato sul finale con gli occhi tutti rossi e tanta commozione. E tantissima emozione in corpo! Assolutamente una bella dichiarazione di amicizia, si sente che c’è tanto amore in queste parole e spero con il cuore che questa persona le legga in attesa di sentirle. C’è speranza! Grazie mille e un grande sorriso a entrambi :)

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...