ali-radici

radici aeree

Si dice che le radici di una persona siano la sua famiglia e che se una pianta ha buone radici cresce sana e forte per generare a sua volta fiori e frutti. E io allora? che radici mai posso avere? butto un’occhiata giù per capire dove affondano i miei piedi. Cerco la terra nera e soffice di un piccolo orto coltivato da mani amorevoli, l’humus di un sottobosco odoroso di resina, una magra roccia spazzata dal vento, la crosta piagata di un deserto, l’acqua salmastra di una laguna di mangrovie, una collina toscana dorata di grano e ricamata di vigne, un grande vaso di terracotta scaldato dal sole. Vedo invece i miei piedi nelle scarpe da ginnastica bianche con i lacci ciclamino che spuntano dai jeans e sotto ci trovo un cielo viola e cobalto pieno di nuvole bianche candide…sto fluttuando sull’inconsistente! Una vertigine mi prende alla testa, un attimo di sgomento… poi mi impongo un bel respiro profondo e si (s)ragiona. Che se non ho un posto che sento come casa sono diventata io stessa casa, che delle poche fragili radici che avevo ne ho fatto un paio d’ali che crescendo si sono rafforzate sempre di più e ad un certo punto ho smesso di stare attaccata al niente e sono volata via. Così tanto vale che mi invento un castello del cielo con ali di falco, le penne remiganti color del sole e lo sguardo appuntito da vedetta. Un castello piccolo piccolo però, che si confonde e nasconde dentro i cirrocumuli infuocati del tramonto. Con merlature delicate di granito chiaro, tante piccole finestre ogivali dalle quali la luce non entra ma esce attraverso vetri policromi. Un fortunadrago color malva accoccolato davanti al portone che ronfa come un gatto sbuffando segnali di fumo da naso. Un giardino di mughetti e glicini, tulipani gialli e anemoni, edera e betulle con foglie tintinnanti di campanellini. Profumo di pioggia, mare e muschio. E chi mai mi troverà quassù? Quasi impossibile, eppure vorrei esser stanata, prima o poi. Non gioco a nascondino di proposito, sono fatta così, me ne sto ovattata dentro i miei colori, inclinata in una prospettiva tutta mia. Obliqua e improbabile. E poi penso che dovrei disciplinare un poco questi miei pensieri perché sentili come prendono il volo e cominciano a creare mondi nei mondi, visionari e confusionari, paiono senza senso, ma se ti sposti di un passo indietro a sinistra ci puoi cogliere la logica di un frattale, perché il cerchio alla fine si (s)chiude e non è dato sapere esattamente quando, ma i conti alla fine (ri)tornano. La mia libertà è la mia dolcissima maledizione. Sono catene fatte di desideri che non possono tornare indietro nel tempo. Saper domare una termica e danzare nel nulla è solo una prospettiva incompleta. Qui si sta bene, ogni tanto le ali/radici sono un po’ stanche e ci vorrebbe un po’ di riposo fuori da funamboliche tracce nell’azzurro cielo, ma non importa, va bene così, vivo come so, al mio meglio e butto fuori fiori dal niente. Fiori grandi e fragranti da intrecciare nel capelli. E poi… poi mi sveglio…il mio fortunagatto mi guarda e ronfa…

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27 thoughts on “ali-radici

  1. “…ma non importa, va bene così, vivo come so…”
    Che meraviglia.
    Ma chi si nasconde dietro questa ombra? La luce di una vera scrittrice?
    Pablo

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    • Sei troppo buono con me, grazie… Non ho nessuna velleità, scrivo di quello che sento e di quel poco che penso di aver imparato in questa mia vita mai conforme. Già se arriva un po’ di luce o un pensiero che porta a riflettere io sono contenta. In realtà siete voi che mi date di più…Un sorriso grande a te…

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