anisocoria e neve

Ascolta: Vivaldi Concerto n.2 in Sol minore RV 578 – Allegro

Oggi tira un vento da follia. Strappa via le foglie dagli alberi con rabbia, fonde e disfa nubi cupe come una furia. Si insinua sotto il cappotto senza riguardo e mi fa rabbrividire forte mentre cammino veloce lungo la strada stringendo la cartellina sotto il braccio. Sono passata attraverso nebbia, pioggia, neve e vento negli ultimi tre giorni. Ora sono in aula, poco ossigeno e troppo caldo. Il giovane medico che tiene il corso di primo soccorso ha l’aria di voler star ovunque ma non lì a sciorinare nozioni di anatomia e protocolli di intervento. La sua voce monocorde tira avanti fiaccamente leggendo le slide con cadenza narcotica, sullo schermo un cranio umano in sezione sagittale. Nella penombra della sala chiudo gli occhi appena un istante e sento il profumo della neve. Salto nel tempo un giorno indietro.

ghiaccio

Fulisca. Tutto bianco di neve e brume lattiginose. Fulisca. Dalla mie parti si dice così quando nevica piano, a fiocchi leggeri leggeri che l’aria fa danzare e piroettare lentamente prima di adagiarli delicatamente sul white carpet delle stelle gelate… Fulisca è anche la scintilla del fuoco, quando i ciocchi di legno scoppiettano. Curioso come due elementi opposti si accomunino in una parola sola.

neve

Riscoprire dopo mesi lo scricchiolio della neve sotto gli scarponi è come tornare a casa. Come quel silenzio di cotone immersi in foschie dense, così familiare. Non fa nemmeno troppo freddo, si respira solo purezza. C’è questa fame negli occhi che non si sazia mai abbastanza. Sono mondi dentro altri mondi, gradienti progressivi di delizia. Acqua che evapora e si condensa. Nuvole vaste e caligini corpose. Acqua che prima è pioggia sottile e poi salendo in quota e calando la temperatura comincia a ballare in cristalli. Candore che riverbera di luce. L’alba brucia, come lava cola sulle cime. Emozione che si colora di infinito.

alba

Anisocoria…cita il dottorino fra i sintomi del trauma cranico. Parola che non conosco, mi incuriosisce subito. Ecco l’incanto è rotto, catturata semplicemente da una parola nuova. Spiega che è la differenza di ampiezza fra le pupille, come David Bowie penso. Ok. Alzo la mano e chiedo se è lo stesso per ictus e aneurisma…Ormai la lezione è quasi finita. Facce stanche e annoiate, certo non posso dire altrettanto di me. Quattro ore volate tra ossa fratturate, ustioni, lesioni varie e…neve.

Mentre fuori il vento mi aspetta per scompigliarmi i sensi.

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25 thoughts on “anisocoria e neve

  1. Conosco quel vento…. E quelle sensazioni che hai descritto così bene… Come sai, domenica, sono finalmente tornato per monti dopo mesi di stop. È stato come ritornare a “casa”….

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    • Lo so, lo so amico mio! :D e questo è l’unico e dico l’unico motivo per cui mi è dispiaciuto che dove ero io il telefono non prendesse! Sono così contenta per te…intanto visto che vai così bene, posso sognare di legarmi in cordata con te il prossimo anno?

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    • Lupo caro, sei troppo gentile, non ho velleità scrittorie ma sono felice che le mie sensazioni vadano oltre le parole e arrivino ad emozionare…le cose belle vanno condivise, così diventano più belle ancora! grazie! :D

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    • Dici bene…stesso scintillio, stesso incanto, quante volte ci si perde ad osservare il fuoco che scoppietta così come la neve che cade?
      Grazie, lieta che le mie emozioni ti siano piaciute, sorriso…

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  2. come tornare a casa e sentirla avvolgere da uno strato gelido che dentro le ossa protegge; il tuo mondo, l’occhio che si perde nelle immagini, l’alba anche quando non brucia, le sensazioni che susciti, tu sai come si crea la meraviglia, ne sei la sua ancella

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    • Grazie Chand, troppo gentile…Tengo il volume a manetta con tutti i rischi che comporta, è così che ho scelto. Quando un giorno cadrò, la consapevolezza di aver vissuto mi darà la forza di rialzarmi. Un abbraccio!

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