u m a n i

Cevedale – Gran Zebrù

L’orizzonte è una calamita, una linea onirica che sublima nella notte, un chissà dove che non mi concede tregua, un confine intangibile tra inconsistenze differenti. Sto al di qua di un al di là che so di non poter toccare, non ancora. Là esseri umani chiassosi, covati nel tepore del rifugio e qui fuori solo io, protetta in un silenzio visionario, epiteliale. Vi sento anime inquiete, anime luminose, anime ferire, anime guarite. Le onde dell’oceano che danzano con gli spiriti dell’aria. Devo essere pazza per respirare salsedine in questo mare di neve. Un’amalgama di percezione e digressione. Mentre osservo la luce calda che cola dalle finestre la mente vaga liberamente. Che sorprendente bestiario è la razza umana, penso e immagino. Gufi che vivono solo quando nessuno li vede. Camaleonti senza coscienza e riconoscenza. Sparuti ricci spinosi dal ventre molle. Tigri tignose e prepotenti. Docili muli da soma e pappagalli ripetenti. Lupi che si fingono pecore. Chimere agghiaccianti, fusa e zanne. E io? Che chimera sono? Il profilo delle montagne mi seduce intensamente e mi rapisce ancora. Intinta nella penombra si distingue appena la terra dal cielo. Le stelle cominciano a palpitare, gentili. Cos’è questo deliquio che sento irradiarsi da sotto il mio carpace? Ispirazione che sfuma in un panico di gioia mesta, che cos’è se non amore? E’ possibile innamorarsi della pienezza di uno spazio vuoto? Quello che sento consumandomi nel vento è una lacrima di evoluzione. Ora, sempre e alla fine di tutto non siamo che poca cosa al cospetto di tanta siderale grandezza. Noi piagati dalle nostre miserie pronti ad affogarci nell’indifferenza alla prima fitta di dolore. Noi intenti a conservare un briciolo di umanità nei piccoli gesti di affetto e di solidarietà.  Marionette della morale e saltimbanchi del potere. Siamo gocce nel mare, siamo fiocchi di neve nella valanga. Dannati e corrotti dalla nostra inconcludenza e benedetti dalla vita e dal genio dell’arte. Caricati sul treno merci della nostra ignoranza come bestie da macello, ci concediamo al cinismo, al senso di inutilità e al fallimento come se fosse un lusso da indossare con vanto. Capaci di estremo sacrificio e estremo menefreghismo. Poveri stolti idealisti e disfattisti. Siamo così, noi umani. Desolanti e illuminanti. Particelle di una moltitudine che sono regola ed eccezione. E’ pericoloso lasciar andare la mente, sfreccia via vertiginosa a dipanare il coacervo di pensieri stipati dentro un vocabolario anoressico. Dentro un imbroglio di nodi e spirali e fuori quel margine di purezza che delinea il Cevedale e il Gran Zebrù. Lì la semplicità e la pace che cerco, un po’ in disparte dal mondo, un po’ mondo anch’io, un po’ fiocco di neve, un po’ valanga, un po’ molecola d’acqua, un po’ oceano. L’abbraccio sublime del tutto col niente. Amo così tanto questa mia solitudine accogliente che mi vien voglia di condividerla, eppure è solo mia, è una veglia muta e ardente nella sera rarefatta, un dilagare mesto e potente oltre il limite della carne. Ninna nanna all’infinito, ninna nanna alle onde del mare e all’aria che spazza la neve sulle cime, ninna nanna piccolo demone che non vuoi dormire mai…

play – lullaby for lucifer

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21 thoughts on “u m a n i

  1. Un mare di neve che somiglia molto al mare di verde che guardo dalla finestra di casa mia…un mare infinito di foglie di olivo che brillano d’argento al sole….e questo è uno spettacolo potente…
    Si avvicina moltissimo al mio pensare….grazie!

    ciao
    .marta

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    • Ti ho pensata da lassù, chissà la Sandra se sta disegnando impronte sulla neve dalle mie parti, sarà una gioia andare per sentieri insieme un giorno spero non lontano…Un abbraccio grande :)

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  2. Umani che da sempre, dal primo scritto conosciuto, l’epopea di Gilgamesh, cercano un senso alla loro vita. Gilgamesh nella sua ricerca dell’immortalità, sperimenta l’amore, l’onore, l’amicizia, il valore, gli ideali, il potere, la solidarietà, ma alla fine deve prendere coscienza della sua umanità e accettare la caducità della sua vita. Ogni uomo è un piccolo Gilgamesh che cerca a suo modo la strada per lasciare un segno. La natura talvolta risuona in noi e ci illude di poter essere possenti e massicci come una montagna di dura roccia. Che malinconia sapere e dover accettare che invece siamo debole carne e sangue. Che malinconia sapere che il nostro posto è fra gli altri uomini a consolarci con le miserie della nostra umanità.

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    • La natura e in particolare la montagna mi hanno insegnato quanto sono piccola, ma non c’è tristezza in questa consapevolezza, piuttosto una serenità mesta che viene dal senso di appartenenza al tutto, dal sentirmi minuscolo elemento di un insieme e quindi insieme stesso. Nel mio niente pieno di miserie mi auguro solo di lasciare un po’ buono alle persone che amo e a quelle che anche solo per un attimo entrano a far parte della mia vita. Ci provo, sono umana e spesso non ci riesco, ma dannazione ci provo eccome!
      Grazie Moka per le tue parole, grazie…

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      • Sai, forse hai ragione ma non riesco ad immaginarlo in tal senso. Forse la natura umana può far paura. L’animo lo vedo al massimo burrascoso, irascibile ma non a livello tale da fare realmente paura.

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        • Non mi è chiara la distinzione che fai tra animo e natura umana…ma a prescindere da questo è lampante che gli esseri umani sono capaci sia di gesti di amore e di sacrificio assoluto, che delle più ignobili atrocità, per questo fanno paura, la tempesta non è sempre solo bella da vedere…

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          • Senza dubbio. Era solo un mio pensiero. Immagino l’animo come un qualcosa di pulito che sta in ognuno di noi e lego gli atti peggiori invece alla natura, all’istinto che predomina o comunque ai comportamenti che vanno in contrasto con la purezza che abbiamo di fondo. Mi rendo conto che è un’associazione di idee tutta mia. Alla fine, animo o natura che sia, è l’uomo il protagonista, nel bene e nel male.

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            • “Ma quando dormiamo siamo tutti uguali, morfeonauti inermi nel colorato gorgo, e non conta cosa si sogna, se no saremmo tutti in galera. E non è neanche giusto dire: mi sono svegliato incazzato, ti sei svegliato e poi, in un attimo, hai fabbricato i tuoi motivi di rabbia. E se metti la sveglia per andare a fare un attentato di buon’ora, beh, fino a quando la sveglia non trilla sei innocente.”
              Mi hai fatto venire in mente questa da Margherita Dolcevita di Benni, scrittore che mi piace molto nel caso non si fosse capito…

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              • Anche a me piace tantissimo Benni. Margherita Dolcevita è uno degli innumerevoli libri che non ho ancora letto e che ho già a casa. Spero di sfogliarlo presto. Il pensiero poi sì, è assolutamente pertinente.

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  3. sing me to sleep … che sia la voce di un angelo o la corda vocale di un demone senza ali; nella diagonale di un pensiero che attraversa il corpo fino a trasfigurarlo, come fossimo clessidre da riempire

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    • …e il granello di sabbia che scorre potrebbe esser l’ultimo e non lo sappiamo…quanto siamo fragili, a volte viene questo dubbio feroce, vale la pena cercare di darsi un motivo più incoraggiante per andare avanti? vivere o lasciarsi vivere? pillola rossa o pillola azzurra? io amo il rosso e non posso farci niente…

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