via

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La strada fila via veloce. Fila via in curve e tornanti nella notte. La linea bianca a volte sbiadisce, a volte scompare, come te. Mi punge la tua distanza, o è forse la mia? Mi ferisce il dispedio di silenzi, urlati, scontati. L’emozione che non si scioglie più nemmeno in lacrime è arida, un spina secca che si mimetizza fra le costole. Non mi va di tornare a casa, che poi non lo so più che cos’è casa. Continuerei a guidare fino all’alba, fino a sfinirmi, fino a togliermi dal cervello il fragore del mare nervoso e prepotente. Forse solo la musica mi ascolta. Si insinua negli spazi delle parole non dette e divampa. Le luci dei paesi si riflettono nel lago, acqua calma e inquietante, cupo specchio di mute esistenze, r-esistenze. Ah umani nemici della pace e della stabilitá, solo in bilico sul Nulla sentono la vita che scorre negli spasmi. In equilibrio su questa assenza devo stare? Ci sono strade differenti, forse ci sono notti che non fanno paura. Così la strada fila via veloce dietro di me,  mentre vado via, verso un’aurora inevitabile. Luce che scaccia le ombre solo nei sogni che voglio dimenticare.

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