una lacrima due vite

Che inferno di vita devi aver avuto. Che inferno di vita hai fatto passare a me. Ora che te ne sei andata portandoti via tutta la tua insensatezza sento che abbiamo trovato pace entrambe. Ho passato le ultime settimane ad accudirti come una bambina, sono stata per te la madre che tu non sei mai stata, non ti ho rifiutato il mio aiuto quando ti sei ammalata. No il cuore quello è un’altra cosa, continuavo solo a pensare che eri una persona che stava finendo il suo tempo, che non ne avrebbe mai avuto abbastanza per redimersi. Ti ho amato e ti ho odiato così tanto e per così tanto tempo, mi hai dato tutto e poi hai cercato inspiegabilmente di togliermelo. Non ci sei riuscita. Sono stata più forte di te, della tua rabbia senza nome e di quell’astio brutale che scagliavi contro di me come se fossi l’unica ragione al mondo che ti impedisse di essere felice. Le conseguenze di te sono dentro di me, come una malattia che combatto ogni giorno e dalla quale non posso guarire, posso solo conviverci. Mi sono domandata il perché per quasi tutta la vita finché un giorno ho smesso di chiedermelo e dentro di me si è spento qualcosa di importante, si è spezzato in me il legame emotivo che mi univa a te. Per questo ho potuto sopportare i tuoi ultimi giorni, avevo temuto tutta la vita questo momento e quando è arrivato è stato ancora più duro dell’immaginabile, ma non impossibile da sostenere. Ho cullato la speranza che tu non sapessi quello che facevi, che fosse la tua mente distorta a fare di te un aguzzino e non una madre. Sei stata il veleno a cui non potevo sottrarmi, legata a te da un vincolo inscindibile. Ma tu lo sapevi, eccome se lo sapevi. Lo sapevi e non potevi farne a meno, nemmeno al compagno che ti è stato accanto una vita intera a mitigare le tue sfuriate, l’incostanza e l’insensibilità, nemmeno a lui hai risparmiato la tua angoscia. Ma ero io il tuo sfogo primario, la tua colpa, la tua vendetta, la redenzione che non hai mai saputo cogliere. Lo so perché ti somiglio, duro da ammettere ma è così. Diversamente da te ne sono consapevole e scelgo di essere diversa, di alimentare la parte di me che è amore e rispetto per la vita. Per questo sono qui ad ascoltare i tuoi ultimi respiri, per questo non ti lascio sola nell’agonia. Tu mi hai dato la vita e io ti accompagno fino alla fine della tua. Come è violenta la morte, laboriosa e dolorosa come un parto infinito. Si misura in rantoli strappati a questa vita che non vuole mollare mai anche se sa di essere sconfitta. Mille volte ho creduto che fosse l’ultimo e poi il tuo petto si è alzato ancora una volta annaspando aria sempre più debole, sempre più stanco. Ti guardo, il mio cuore non dice niente, vorrebbe solo che la sofferenza finisse. Mio padre si è addormentato sulla sedia sfinito. Tu piccolo bozzo pieno di dolore ancora resisti, come se ti mancasse qualcosa, ancora qualcosa prima di cedere. Chissà…dentro di te forse cerchi il perdono, forse vorresti che ti amassi ancora e che tutto il male non contasse più niente, forse hai sperato che nel mio accudirti, lavarti ed imboccarti ci fosse ancora l’amore di una figlia. C’è l’amore di una donna che ha scelto di aver cura di chi soffre, tua figlia è morta tanto tempo fa, il mio cuore è freddo come fredde sono le tue mani.

Una lacrima, una singola lacrima sgorga da sotto la palpebra e rotola giù piano lungo la guancia sulla pelle sempre più grigia. Te la asciugo e questo mi turba. Poi ti metto una mano sulla testa accarezzandoti i capelli e ti dico piano: basta così Anna… Forse era questo che aspettavi, un gemito esce fuori dal tuo petto che si immobilizza. Appoggio le dita sulla carotide, ti sento fino alla fine…TUM…TUm…Tum…tum…tu……….

Come è dolce la morte quando arriva dopo tanti patimenti. Ti solleva dalla fatica indicibile di combattere.

Il tuo mancato amore era un vuoto incolmabile, la tua assenza quando eri viva era pesante come una montagna intera. Ora che non mi devo più aspettare niente da te, ho riavuto lo spazio che mi mancava. In questo tuo lugubre travaglio verso la fine è come se io fossi nata una seconda volta. Non sento niente se non un senso di pace senza confini. Sono sicura che ovunque tu sia anche tu hai trovato la tua pace. Se tutta una vita si potesse comprimere in un unico istante, credo che quella lacrima fosse la tua vita intera.

Una lacrima. Una vita consumata. Una vita rinata.

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